Hello mug

umistakemeforstraight:

fearfullittleloverr:

A psychologist walked around a room while teaching stress management to an audience. As she raised a glass of water, everyone expected they’d be asked the “half empty or half full” question. Instead, with a smile on her face, she inquired: “How heavy is this glass of water?”Answers called out ranged from 8 oz. to 20 oz.She replied, “The absolute weight doesn’t matter. It depends on how long I hold it. If I hold it for a minute, it’s not a problem. If I hold it for an hour, I’ll have an ache in my arm. If I hold it for a day, my arm will feel numb and paralyzed. In each case, the weight of the glass doesn’t change, but the longer I hold it, the heavier it becomes.” She continued, “The stresses and worries in life are like that glass of water. Think about them for a while and nothing happens. Think about them a bit longer and they begin to hurt. And if you think about them all day long, you will feel paralyzed – incapable of doing anything.”It’s important to remember to let go of your stresses. As early in the evening as you can, put all your burdens down. Don’t carry them through the evening and into the night. Remember to put the glass down!

I think this just changed my life.

umistakemeforstraight:

fearfullittleloverr:

A psychologist walked around a room while teaching stress management to an audience. As she raised a glass of water, everyone expected they’d be asked the “half empty or half full” question. Instead, with a smile on her face, she inquired: “How heavy is this glass of water?”

Answers called out ranged from 8 oz. to 20 oz.

She replied, “The absolute weight doesn’t matter. It depends on how long I hold it. If I hold it for a minute, it’s not a problem. If I hold it for an hour, I’ll have an ache in my arm. If I hold it for a day, my arm will feel numb and paralyzed. In each case, the weight of the glass doesn’t change, but the longer I hold it, the heavier it becomes.” She continued, “The stresses and worries in life are like that glass of water. Think about them for a while and nothing happens. Think about them a bit longer and they begin to hurt. And if you think about them all day long, you will feel paralyzed – incapable of doing anything.”

It’s important to remember to let go of your stresses. As early in the evening as you can, put all your burdens down. Don’t carry them through the evening and into the night. Remember to put the glass down!

I think this just changed my life.

(via millenomi)

Oggi no, ma ci sono giornate in cui questa canzone, le parole, il modo in cui è cantata, quei colpi a ritmo fisso di batteria, mi schianterebbero il cuore. Quanta tristezza, quanta bellezza. Come si legano a volte, mi spaventa.

My life is like a wound I scratch so I can bleed
Regurgitate my words, I write so I can feed
And Death grows like a tree that’s planted in my chest
Its roots are at my feet, I walk so it won’t rest

Oh, Baby I am lost…  

I try to push the colors through a prism back to white
To sync our different pulses into a blinding light
And if love is not the key. If love is not a key. I hope that I can find a place where it could be  

I know that in your heart there is an answer to a question  
That I’m not as yet aware that I have asked
And if that tree had not drunk my tears
I would have bled and cried for all the years
That I alone have let them pass  

Oh, Baby I am yours…


Asaf Avidan // Different Pulses - Official Video [HD] (by Asaf Avidan)

No big deal

L’altro giorno sono andata a un funerale. Quello del mio amico di pattino. Ovviamente sono due giorni che penso e penso. All’evento in sè e alla morte in generale. 

Sono andata al funerale con animo sereno, sicuramente perchè era una persona a cui non ero legata profondamente. Ma forse anche perchè, chi lo sa, qualcosa in me piano piano è cambiato. Qualche goccia ha scavato la roccia e consumato un vecchio dolore. Una morte che non ho mai saputo superare, forse neanche oggi, e che per me è stata ed è ancora il parametro del dolore e dell’addio. Della paura di finire. 
E sono andata invece a questo funerale con un intento quasi didascalico, perchè la malattia e la morte di Gianni sono stati per me un insegnamento importante. Lui nemmeno l’avrà mai immaginato, ma io ho osservato questa lezione con attenzione. 
Sono andata in chiesa, pioveva, ritrovandomi in mezzo a un mucchio di persone a me sconosciute. Tanta gente, una chiesa piena, una chiesa grande. Nessuno mi conosceva, tranne la compagna ucraina. Che era seduta in prima fila, i capelli a caschetto metà biondi e metà grigi, il volto roseo scavato, gli occhi gonfi di pianto. Non ho visto il dolore così in nessun altro. A me nemmeno m’ha vista. M’è capitata seduta vicina la sorella della moglie, morta anni fà. Abbiamo un po’ parlato, lei era un’infiltrata quasi quanto me. Tra lui e la moglie i rapporti non erano buoni. Mi dice che aveva 66 anni. Io credevo di più. È… era più giovane di mio padre, ma i due figli sono più grandi di me. Lui non mi ha mai voluto dire quanti anni aveva, sennò diceva che scappavo. Faceva il broccolo con me. La bara era griffata Bellomunno, uno dei top players a Napoli in fatto di esequie. Pensavo a queste cose e mi sentivo l’animo allegro. Che ironia che un’impresa di pompe funebri si chiami Bellomunno! Quando andavo al liceo io e mio fratello tornavamo a casa tardi, verso le 3, e salivamo con il motorino nei vicoli che danno dietro Piazza Miraglia. Alle 3 silenzio assoluto, la gente incofanata nella digestione. Solo il rumore del motorino e il tac tac tac degli scalpelli dei falegnami di Bellomunno che facevano le bare. Come ridevamo! Che levità. Anni dopo invece la morte si fece conoscere con tutt’altra faccia, quella dell’angoscia e del dolore, ma io non avevo più 16 anni, non avevo più la levità dell’adolescenza.
Al funerale di Gianni, e nonostante la pioggia, mi è sembrato di ritrovarla. E dico nonostante la pioggia. Io che leggo nella natura segnali e corrispondenze, alla Baudelaire (la natura è un tempio ove pilastri viventi…). Durante la messa ho pianto, e credo di essere stata l’unica insieme all’ucraina. Non so se piangevo per Gianni o per le stronzate che diceva il prete e che mi sembravano quasi offensive per chi in quel momento pativa il dolore di quella perdita: Giovanni non finisce nella tomba, Giovanni oggi è abbracciato a Dio, Giovanni è tornato alla casa del Padre. Pensavo a come muore un malato di cancro, in quale spanteco. E quelle parole insulse. Ma poi mi dicevo: perchè no? In fondo, perchè no? Facciamoci fessi, sennò non si va avanti. Il prete tra l’altro era un uomo bellissimo, alto, grosso, biondo cenere. Ha notato che lo guardavo e ha indugiato nel ricambiare lo sguardo. Anche questo ha dato levità al mio stato d’animo. La tresca col prete! Non vedevo l’ora di dirlo a mio marito.
Dopo la messa, breve, usciamo fuori e c’è il sole. Che bello. Nella folla mi perdo la bara, mi dicono che se la sono già portata. Qualcuno mi guarda con la faccia di chi si chiede: e questa chi è? Ma mi accorgo che tutta quella gente tra di loro in buona parte non si conosceva. Gianni aveva CIURME di amici, tantissimi. Come me ce n’erano tanti, ci siamo riconosciuti tra noi. Ho visto belle donne. Lui era amato. I parenti e gli amici stretti si riconoscevano, erano tutti vecchi. Mi sono chiesta se dovevo salutare i figli, visti poche volte e di sfuggita. Alla fine sì. Mi sono messa in fila e ho atteso il mio turno per dargli un bacio e consolarli. Non mi piacciono quei due. Mi sembrano due stronzi. Il più grande è sorpreso di vedermi. Per fortuna non ci dobbiamo parlare. Incrocio l’ucraina, una donna che conosco minimamente ma per la quale ho sempre provato uno slancio di bene. Scambiamo due parole due. Mi dice di quanto è stato male, di che sofferenza è stata per lui e per chi gli è stato accanto nelle ultime settimane. Io conosco ciò di cui parla. Ma non ne vedo più traccia. Era la magia di quell’uomo. La strafottenza e il disinteresse con cui ha preso tutto. No big deal. Non essersene fatto un problema, l’aver continuato a vivere come ha sempre vissuto fino all’ultimo, fino a che la malattia non l’ha costretto a letto. Non rassegnazione, ma un prendere le cose come naturali, come quando ci si alza la mattina. Io che solo al pensiero di certe cose mi vorrei mettere in un angolo buio a piangere. Che mi faccio un problema di troppe cose. E invece è tutto parte della vita. Prendere E lasciare. Quando è tempo. Senza scervellarsi, senza filosofia. Senza cercare risposte, perchè non c’è nessuna domanda. Tagli le unghie e ricrescono, tagli i capelli e ricrescono. Ti fai domande su queste cose? Così è anche la morte.
Questo ho pensato e questo mi sono vista attorno. Non ho mai pensato che quell’aria poco funebre potesse essere dovuta a un non voler poi troppo bene al defunto. No. Non era questo. Il bene forse non si misura solo dalle lacrime che si versano, dall’arrendersi al dolore. No, forse il bene è anche uno scudo contro queste cose, contro le lacrime e il dolore. 

Mi sono messa in macchina, ho aperto il finestrino e ho respirato quell’aria strana ma bella che c’era. Fresca, profumata di pioggia e di fiori. La primavera. Maggio. Torna maggio e torna ammore. Le canzoni napoletane che lui amava. Avrei detto che beffa morire a maggio! E invece no.

Grezzo, ma quest’è. Niente di originale, nessuna soluzione innovativa, è una copia scopiazzata, un Tweetbot come lo vedrei io. Mano mano che procedevo (un occhio a Sketch, uno a  Dribbble) mi venivano altre idee, completamente diverse da questa, e quindi non adattabili, praticabili solo ripartendo da zero (e la realizzazione di un’idea raramente riesce ad assomigliare a quello che hai in testa). Non so se proverò, già mi sono stufata :)) Anche perchè più procedo più mi sembra di stare facendo una cosa vecchia. I trend attuali ad esempio evitano UI con doppia barra, fa tanto 2007 ormai. Però devo anche dire che per sentirmi meno inetta mi basta guardare Osfoora, e nei momenti d’esaltazione anche Twitterific (che è un’icona sul nulla).Vabbè :) Di buono c’è che ho preso confidenza con Sketch.

Grezzo, ma quest’è. Niente di originale, nessuna soluzione innovativa, è una copia scopiazzata, un Tweetbot come lo vedrei io. Mano mano che procedevo (un occhio a Sketch, uno a  Dribbble) mi venivano altre idee, completamente diverse da questa, e quindi non adattabili, praticabili solo ripartendo da zero (e la realizzazione di un’idea raramente riesce ad assomigliare a quello che hai in testa). Non so se proverò, già mi sono stufata :)) Anche perchè più procedo più mi sembra di stare facendo una cosa vecchia. I trend attuali ad esempio evitano UI con doppia barra, fa tanto 2007 ormai. Però devo anche dire che per sentirmi meno inetta mi basta guardare Osfoora, e nei momenti d’esaltazione anche Twitterific (che è un’icona sul nulla).

Vabbè :) Di buono c’è che ho preso confidenza con Sketch.

Cheep.app con timeline completata. Next, mockup di immagini inline e fav.
ATTENZIO’. Mi dicono che il catechismo di Twitter vieta l’uso delle profile pics a destra. Spucliando le guidelines trovo pure che è obbligatorio mettere vicino Nome e @username. Ma annatevene affanculo va’. Mo’ gli cambio il nome, lo chiamo Aleph, e lo faccio diventare un client ADN. 

Cheep.app con timeline completata. Next, mockup di immagini inline e fav.

ATTENZIO’. 
Mi dicono che il catechismo di Twitter vieta l’uso delle profile pics a destra. Spucliando le guidelines trovo pure che è obbligatorio mettere vicino Nome e @username. Ma annatevene affanculo va’. Mo’ gli cambio il nome, lo chiamo Aleph, e lo faccio diventare un client ADN. 

Adobe, come ormai sa anche il portiere del mio palazzo, ha ucciso Fireworks. Senza seppellirne il cadavere però, perchè resta in vendita e scaricabile. Allora noi tutti ci stiamo imparando Sketch! Un’app di grafica vettoriale indie! La fanno i ragazzi di Bohemian Coding, specialisti in apps for designers. In realtà ne hanno giusto due, e una posso dire che è carina ma non seria. L’altra è Sketch, che vuole diventare una cosa seria.Molto scettica all’inizio, ma mi sto convincendo poco alla volta che è un’app usabile. Non nel modo in cui usavo Fireworks, e probabilmente non ci farò mai lavori $eri, però una buona app. Per workflow e capacità. Per prestazioni, non ci siamo ancora.
Per imparare Sketch, proprio le cose elementari come dove è quale comando, come realizza quale funzione, mi sono messa a disegnare Cheep.app. Sketch vuole essere usato per fare UI. Mi sono messa a pensare, uhm, a come lo farei io un client Twitter. E sono partita ad abbozzarlo. Divertente! Vedere quali sono le cose che devi prendere in considerazione quando disegni una UI (e il 90% mi sfuggirà, avendo io 0 esperienza). Per gioco. La prima cosa in cui mi sono persa appena dopo aver abbozzato il primo rettangolo è stata andare a vedere le varie apps Twitter (ma anche i client ADN, è uguale) come risolvevano le problematiche più basilari (e non ho detto banali): scelta del font, spazi bianchi, layout generale, colori. E lì ho capito che la griglia che preferisco è quella che mette sulla stessa colonna a sx le profile pics, e in una colonna a destra il tutto il testo, in 3 livelli: sopra nome + eventuale retwittatore a sx e time stamp a dx, in mezzo il tweet, sotto un footer con metadati (geolocalizzazione, indicazione se il tweet appartiene a un thread, e forse indicazione del fav, ma questo credo possa essere risolto in più modi). Tipo Tweetbot, più o meno, come layout generale, e l’opposto di Twitterrific, che adotta una griglia tutta diversa e che io trovo brutta, troppi spazi vuoti (ma Twitterrific ha anche altre brutture). Insomma come riferimento ho preso questi due client. Di Twitterrific salvo la giocosità generale, l’ariosità, queste cose mi piacerebbe vederle nel mio client (oh LOL). Di Tweetbot boccio la condensazione estrema degli spazi, a cui contribuisce in buona parte l’uso del bold per alcuni elementi (timestamp, footer). È anche vero però che questo bold mette in risalto dati che poi visivamente aiutano la leggibilità e la lettura stessa della timeline. Ogni scelta sacrifica qualcosa. In Twitterrific nessun elemento viene messo in vero risalto, tranne il nome dell’utente tipo strillone. È pensato per un altro uso di Twitter, con una timeline poco affollata. Ma Twitter non è ADN. Se un utente che mi interessa scrive qualcosa, in Twitterrific difficilmente ci faccio caso se scorro la TL in modo veloce (non aiutano gli avatar piccoli).
Con questo quadro generale di riferimento, mi sono messa a disegnare e questo è il risultato di due giorni di lavoro. Ci ho messo un sacco di tempo a trovare kit già pronti con i glifi e poi ricavarmeli, perchè in vettoriale bello e pronto non ho trovato niente. E un bel po’ di tempo a costruirmi la griglia. Insomma non cose complesse ma che prendono tempo e richiedono pazienza. La navigation bar è un elemento che da il tono generale dell’opera, credo, e quindi i colori e il gradiente che scegli sono fondamentali per costruire il feeling dell’app. Ho optato per un gradiente morbido in toni scuri e neutri, altre tonalità (a me piacciono marroni e beige, tipo) mi sembravano appesantire il tutto. Anche per il colore di sfondo della TL ho optato per un bianco secco, dopo aver provato qualcosa sull’avorio (buono per la leggibilità di testi lunghi, non di testi brevi, in questo caso stanca, mi è parso). Anche per il testo nero deciso ma non #000000 (mai!). Per i test cliccabili (url, hashtags, usernames) un solo colore, un celeste vibrante ma non acido (Twitterrific è acidissimo). Ma questo forse va rivisto, c’è il rischio di avere tweets tutti in celeste. Tweetbot adotta colori diversi per username (blu scuro poco saturo), hashtag (grigio) e url (blu più chiaro e saturo). Ha senso, non è bellissimo esteticamente ma funziona. Nel complesso, la funzionalità di Tweetbot è eccellente e vorrei replicarla (sempre risate), senza la sua pesantezza. Tornando alla navigation bar, due cose: l’avatar circolare e il font. La forma circolare è un po’ una moda, ma l’ho vista applicata per la prima volta, come bottone nella tool bar in basso, in Twiggy, un client ADN, e m’è piaciuta. In Cheep.app la sua funzione dovrebbe essere quella di passare da un account all’altro (la funzione che ha in Tweetbot, selezionare le liste, per me è pleonastica, non la uso). Accanto a questa icona circolare, il nome dell’app, perchè mi pare inutile scriverci “Timeline” come in Tweetbot e perchè che account hai selezionato lo vedi dall’avatar, quindi risparmi una scritta. O puoi utilizzarla per altro, qui il nome dell’app in un font un pochino à la Dribbble (Dribbble usa Wendy, questo è Confetti). Funzione puramente decorativa. E in ultimo l’iconcina per scrivere un tweet. Semitrasparente, discreta, di sonoro o rumoroso sulla nav bar c’è l’icona-avatar e il la scrittina Cheep con font fru fru. Però non so se un elemento del genere non meriti di essere maggiormente messo in risalto. Ah, non so non so. Ti perdi in queste pippe :)) Per il poco altro che rimane, questa bozza di TL view, diciamo che gli avatar hanno un bordo per non essere proprio piatti, ma non so se mi dispiacciono piatti (come li ha Twitterrific), so solo che il bordino esterno grigiastro di Tweetbot è grezzo. Il font usato è Proxima Nova (c’è anche in Twitterrific), morbido morbido. La grandezza dei vari elementi deve essere tale che in una schermata visualizzi massimo massimo 5 tweet. Avevo provato inizialmente col font più piccolo, ma poi una volta portato su iPhone (con Skala) risultava troppo piccolo. Per far risaltare i tuoi tweet, invertiamo la posizione dell’avatar, credo basti. Per risaltare le mentions, devo ancora vedere :)) Forse il classico sfondo in tonalità diversa. Devo valutare l’impatto ambientale di una barra laterale di pochi pixel con un colore bello forte in gradiente orizzontale (potrebbe essere buono anche per marcare i fav, un giallo intenso).Ho scritto un papello! Eppure con così poca roba. Tutto st’entusiasmo quando in realtà sto reinventando la ruota :))

Adobe, come ormai sa anche il portiere del mio palazzo, ha ucciso Fireworks. Senza seppellirne il cadavere però, perchè resta in vendita e scaricabile. 
Allora noi tutti ci stiamo imparando Sketch! Un’app di grafica vettoriale indie! La fanno i ragazzi di Bohemian Coding, specialisti in apps for designers. In realtà ne hanno giusto due, e una posso dire che è carina ma non seria. L’altra è Sketch, che vuole diventare una cosa seria.
Molto scettica all’inizio, ma mi sto convincendo poco alla volta che è un’app usabile. Non nel modo in cui usavo Fireworks, e probabilmente non ci farò mai lavori $eri, però una buona app. Per workflow e capacità. Per prestazioni, non ci siamo ancora.

Per imparare Sketch, proprio le cose elementari come dove è quale comando, come realizza quale funzione, mi sono messa a disegnare Cheep.app. Sketch vuole essere usato per fare UI. Mi sono messa a pensare, uhm, a come lo farei io un client Twitter. E sono partita ad abbozzarlo. Divertente! Vedere quali sono le cose che devi prendere in considerazione quando disegni una UI (e il 90% mi sfuggirà, avendo io 0 esperienza). Per gioco. La prima cosa in cui mi sono persa appena dopo aver abbozzato il primo rettangolo è stata andare a vedere le varie apps Twitter (ma anche i client ADN, è uguale) come risolvevano le problematiche più basilari (e non ho detto banali): scelta del font, spazi bianchi, layout generale, colori. E lì ho capito che la griglia che preferisco è quella che mette sulla stessa colonna a sx le profile pics, e in una colonna a destra il tutto il testo, in 3 livelli: sopra nome + eventuale retwittatore a sx e time stamp a dx, in mezzo il tweet, sotto un footer con metadati (geolocalizzazione, indicazione se il tweet appartiene a un thread, e forse indicazione del fav, ma questo credo possa essere risolto in più modi). Tipo Tweetbot, più o meno, come layout generale, e l’opposto di Twitterrific, che adotta una griglia tutta diversa e che io trovo brutta, troppi spazi vuoti (ma Twitterrific ha anche altre brutture). Insomma come riferimento ho preso questi due client. Di Twitterrific salvo la giocosità generale, l’ariosità, queste cose mi piacerebbe vederle nel mio client (oh LOL). Di Tweetbot boccio la condensazione estrema degli spazi, a cui contribuisce in buona parte l’uso del bold per alcuni elementi (timestamp, footer). È anche vero però che questo bold mette in risalto dati che poi visivamente aiutano la leggibilità e la lettura stessa della timeline. Ogni scelta sacrifica qualcosa. In Twitterrific nessun elemento viene messo in vero risalto, tranne il nome dell’utente tipo strillone. È pensato per un altro uso di Twitter, con una timeline poco affollata. Ma Twitter non è ADN. Se un utente che mi interessa scrive qualcosa, in Twitterrific difficilmente ci faccio caso se scorro la TL in modo veloce (non aiutano gli avatar piccoli).

Con questo quadro generale di riferimento, mi sono messa a disegnare e questo è il risultato di due giorni di lavoro. Ci ho messo un sacco di tempo a trovare kit già pronti con i glifi e poi ricavarmeli, perchè in vettoriale bello e pronto non ho trovato niente. E un bel po’ di tempo a costruirmi la griglia. Insomma non cose complesse ma che prendono tempo e richiedono pazienza. La navigation bar è un elemento che da il tono generale dell’opera, credo, e quindi i colori e il gradiente che scegli sono fondamentali per costruire il feeling dell’app. Ho optato per un gradiente morbido in toni scuri e neutri, altre tonalità (a me piacciono marroni e beige, tipo) mi sembravano appesantire il tutto. Anche per il colore di sfondo della TL ho optato per un bianco secco, dopo aver provato qualcosa sull’avorio (buono per la leggibilità di testi lunghi, non di testi brevi, in questo caso stanca, mi è parso). Anche per il testo nero deciso ma non #000000 (mai!). Per i test cliccabili (url, hashtags, usernames) un solo colore, un celeste vibrante ma non acido (Twitterrific è acidissimo). Ma questo forse va rivisto, c’è il rischio di avere tweets tutti in celeste. Tweetbot adotta colori diversi per username (blu scuro poco saturo), hashtag (grigio) e url (blu più chiaro e saturo). Ha senso, non è bellissimo esteticamente ma funziona. Nel complesso, la funzionalità di Tweetbot è eccellente e vorrei replicarla (sempre risate), senza la sua pesantezza. 
Tornando alla navigation bar, due cose: l’avatar circolare e il font. La forma circolare è un po’ una moda, ma l’ho vista applicata per la prima volta, come bottone nella tool bar in basso, in Twiggy, un client ADN, e m’è piaciuta. In Cheep.app la sua funzione dovrebbe essere quella di passare da un account all’altro (la funzione che ha in Tweetbot, selezionare le liste, per me è pleonastica, non la uso). Accanto a questa icona circolare, il nome dell’app, perchè mi pare inutile scriverci “Timeline” come in Tweetbot e perchè che account hai selezionato lo vedi dall’avatar, quindi risparmi una scritta. O puoi utilizzarla per altro, qui il nome dell’app in un font un pochino à la Dribbble (Dribbble usa Wendy, questo è Confetti). Funzione puramente decorativa. E in ultimo l’iconcina per scrivere un tweet. Semitrasparente, discreta, di sonoro o rumoroso sulla nav bar c’è l’icona-avatar e il la scrittina Cheep con font fru fru. Però non so se un elemento del genere non meriti di essere maggiormente messo in risalto. Ah, non so non so. Ti perdi in queste pippe :)) 
Per il poco altro che rimane, questa bozza di TL view, diciamo che gli avatar hanno un bordo per non essere proprio piatti, ma non so se mi dispiacciono piatti (come li ha Twitterrific), so solo che il bordino esterno grigiastro di Tweetbot è grezzo. Il font usato è Proxima Nova (c’è anche in Twitterrific), morbido morbido. La grandezza dei vari elementi deve essere tale che in una schermata visualizzi massimo massimo 5 tweet. Avevo provato inizialmente col font più piccolo, ma poi una volta portato su iPhone (con Skala) risultava troppo piccolo. Per far risaltare i tuoi tweet, invertiamo la posizione dell’avatar, credo basti. Per risaltare le mentions, devo ancora vedere :)) Forse il classico sfondo in tonalità diversa. Devo valutare l’impatto ambientale di una barra laterale di pochi pixel con un colore bello forte in gradiente orizzontale (potrebbe essere buono anche per marcare i fav, un giallo intenso).

Ho scritto un papello! Eppure con così poca roba. Tutto st’entusiasmo quando in realtà sto reinventando la ruota :))

A questo punto resta solo da capire dove sia finita la sinistra. Non le sue ragioni, non i suoi elettori: quelli ci sono, e sono come sempre molti. Dove sia finita la sinistra in termini di spazi e di leadership. È da anni che è scomparsa, e la sua assenza è un danno per tutti, anche per chi di sinistra non è.
Personally, I’m feeling the fatigue of monthly billing cycles. I like to actually own the tools that I use, and while I appreciate the lower up-front costs associated with the subscription model, the monthly cost can be a whopper. I hate the thought that leaving my computer untethered from the internet for too long will invalidate my software license, and I hate the thought that computer historians in future decades won’t be able to boot up an archival copy of Photoshop CC to explore.

Creative Cloud for the Better - The Industry

La penso uguale. L’altro ieri su Twitter era uno scoppiettio di entusiasmo e l’ho imputato al fatto che 1) i social media manager (risate) Adobe fanno bene il loro lavoro e 2) che forse la platea twittante che gonfiava la mia timeline era di provenienza USA, e si sa, in USA sono tutti freelance di Dio e guadagnano un sacco, mica le miserie nostrane.

E invece a polverone sedimentato, e soprattutto - noto - fuori da Twitter, inizia a venire fuori che no, la virata commerciale di Adobe non ha decisamente eccitato le masse. Anzi, un po’ depresso, o al massimo lasciato indifferenti (che se generi cash flow hollywoodiani sai che ti frega, nemmeno sai che prezzo ha la Creative Suite full optional che usi).

Costole e uteri

Mio figlio mi viene vicino, mentre ho in braccio le sorellina piccola che mi fa le smorfie.

Si siede e mi dice: mamma, ha detto Chiara [un’amichetta di mia figlia grande che va a scuola dalle suore e ha una madre religiosa per disperazione] che le femmine sono nate da una costola dell’uomo [noto che non dice maschio]. E aggiunge: che scemenza, se i maschi nascono dalla pancia della mamma.

Senza voler fare pseudoanalisi e previsioni, la rete ne è piena, e senza nemmeno sapere bene cosa aspettarmi da questa WWDC MMXIII, dico solo che il logo dell’anno scorso era perfetto per dire del casino disordinato e al tempo stesso ingessato che è iOS. Assomiglia molto al casino di icone su screen e screen che diventa il mio iPhone quando mi do allo scaricamento pazzo di app per un paio di giorni.Invece il logo di quest’anno riprende la forma dell’icona tipica delle apps in iOS e la moltiplica, ma non la sparpaglia. La semi-trasparenza di un’icona lascia intravedere quella sotto, le due insieme generano un colore diverso. Interagiscono invece di cozzare come nel vecchio logo. L’insieme è armonico, pulito, non monotono, vibrante (nel logo vecchio molte zone di accavallamento dei colori generano toni spenti, smorti).Il mistero esoterico dei numeri romani invece non me lo spiego. Ma sono americani… 
Immagine via Brand New: Apple Worldwide Developers Conference 2013

Senza voler fare pseudoanalisi e previsioni, la rete ne è piena, e senza nemmeno sapere bene cosa aspettarmi da questa WWDC MMXIII, dico solo che il logo dell’anno scorso era perfetto per dire del casino disordinato e al tempo stesso ingessato che è iOS. Assomiglia molto al casino di icone su screen e screen che diventa il mio iPhone quando mi do allo scaricamento pazzo di app per un paio di giorni.
Invece il logo di quest’anno riprende la forma dell’icona tipica delle apps in iOS e la moltiplica, ma non la sparpaglia. La semi-trasparenza di un’icona lascia intravedere quella sotto, le due insieme generano un colore diverso. Interagiscono invece di cozzare come nel vecchio logo. L’insieme è armonico, pulito, non monotono, vibrante (nel logo vecchio molte zone di accavallamento dei colori generano toni spenti, smorti).
Il mistero esoterico dei numeri romani invece non me lo spiego. Ma sono americani… 

Immagine via Brand New: Apple Worldwide Developers Conference 2013

Laika FREE on Behance 
Io ho una passione per le cose anche vagamente russe, compresi scimmiottamenti tipografici. Ma questo è davvero carino, lo vedrei in una riedizione in chiave sovietica dei Jetsons. 

Laika FREE on Behance 

Io ho una passione per le cose anche vagamente russe, compresi scimmiottamenti tipografici. Ma questo è davvero carino, lo vedrei in una riedizione in chiave sovietica dei Jetsons. 


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