Impalpabile ebook
Ho un Kindle e ci leggo raramente qualche libro tecnico di webdesign. Tutto il resto, non mi piace leggerlo col Kindle. Già quello che è meno web-design non va più bene sul Kindle.
La lettura di un testo scarnificato o si avvicina troppo al mistico o vira dritto al consumo tout court. Il libro senza corpo. L’essenza dei contenuti che lasciano come (quasi) unica traccia quello che ti resta in testa e nel cuore di ciò che hai letto. Il ritenere dantesco. Finito il libro, il libro sparisce dal tuo orizzonte fisico, e resta il Kindle, come una specie di carcassa. Ma il libro è il morto che se n’è andato. Con tutto il bene e l’attaccamento, il morto esce fuori dalla tua vita. Sparisce dalla tua vista, si sottrae per sempre alle tue mani. E questo è pratico, a volte liberatorio, quei testi tecnici quando hai finito di leggerli diventano solo ingombro, destinati a diventare obsoleti nel giro di massimo un anno. E quello che resta in testa, che hai filtrato e trattenuto, basta e avanza. Raro tornare a consultarli. Che restino infognati e dimenticati in forma di bites sui server di Amazon va più che bene.
Cos’è che non funziona con libri di altro tipo? Il passaggio cd ➝ mp3 (e altri formati analoghi) non mi ha posto nessun dilemma filosofico come invece il passaggio carta ➝ ebook. Sono stata ben felice di avere tutta la mia musica sempre con me nell’iPod. All’inizio non mi ponevo nemmeno il problema della qualità audio perchè io appartengo alla generazione che ha debuttato nell’ascolto intimo e personale col Walkman e le cassette. Quindi! E non faccio discriminazioni tra musica e musica. Non c’è musica per la quale devo religiosamente prendere il cd, come invece mi capita con i libri che non riesco a leggere in digitale. Lo faccio ogni tanto, prendo un cd, attacco le cuffie all’ampli e mi rantolo nell’emozione che mi danno le note, le note e le parole. È stancante e catartico e molto impegnativo. Se il digitale nasce per essere pratico, questo tipo di ascolto non è fatto per l’mp3 sull’iPod/iPhone con le cuffiette. Ma va detto che rantolo anche quando sto seduta alla mia scrivania e lavoro ascoltando musica dal Mac. E quindi insomma… è diverso. La musica a differenza di un libro nasce e resta una cosa impalpabile. E soprattutto, una cosa che non è finita in se stessa, che non esiste nemmeno in se stessa, non è completa in se. Necessita il supporto. L’esecuzione, la riproduzione. E che questa sia alla Filarmonica di Berlino o nei circuiti di un lettore digitale la sostanza ontologica non cambia. La musica ha bisogno di essere realizzata. Non ascolti un cd tenendolo tra le mani. Ma un libro… Il libro è un corpo. Se lo leggi o no, questo non inficia il fatto che esso è ed esiste. Riposto e dimenticato su uno scaffale, il libro ancora è. Non ha bisogno di supporti. Non ha bisogno di intermediari. Ti dice qualcosa anche quando non sai leggere. Ti dice quanto è lungo, ti dice se vuole essere serio o simpatico a seconda della copertina. Ti dice in che epoca è stato scritto o pubblicato. Tutti meta che l’oggetto produce da solo. Non l’autore, non l’impaginatore intervengono a darci queste informazioni.
Oggi siamo abituati a vedere le informazioni solo come dati. Meta-data. Per quanto si cerchi di dargli struttura semantica resta fuori il peso del simbolo. Il simbolo si produce da se. Il web potrà essere semantico ma non sarà mai semiotico. E vale per ogni formato digitale. L’idea di ebook presuppone che il corpo testuale del libro sia una massa di dati raw da trattare per renderli traportabili su un supporto che poi renda quei dati fruibili, consumabili. Quanto è distante questo approccio da quello di, spariamola, Aldo Manuzio? Molto o poco. Io trovo molto difficile misurare e definire questa distanza, ma la percepisco tutta. Erano dati raw i testi classici che Manuzio trattò e stampò? Sì, in fondo sì. E allora la differenza qual’è? Nel risultato in cui questo processo sfocia? Ovvio che un’edizione aldina (una cartacea qualsiasi!) sia una cosa diversa da un ebook, ma in che modo? Forse nella meta-comunicazione che l’oggetto ha in sè e che nel digitale è completamente sterilizzata. L’ebook di Amazon e quello di Feltrinelli di un libro (ha senso parlare di libro o è più appropriato dire testo?) di Moravia che differenze presentano? Cosa determinerà la scelta di quale acquistare? Il prezzo. Che altro? Tra La Pelle di Malaparte in edizione Mondadori e quella Adelphi, l’acquirente sceglierà in base al prezzo e basta? Non credo proprio. Odio quel libro, La Pelle, ma lo ritengo in qualche modo necessario. Necessario trovarmelo davanti mentre scorro la fila dei libri nella quale è inserito nella mia libreria (ordinata per temi). Per ricordarmi che lo detesto e perchè lo detesto. Sennò me lo dimenticherei e le occasioni per ricordarmi che è un libro cattivo (nel senso di maligno e ruffiano) sparirebbero del tutto. Quando scatterebbe la molla che me lo ricorderebbe? In quale stramba e meravigliosa discussione con chi? È necessario che me lo ricordi, comunque? No. Ma è bene, perchè la sua malignità rivela anche il suo opposto, che trovo in altri libri. Il digitale è più pratico e pensa ad essere comodo e funzionale. A far sparire le cose quando non servono più. E ci dimentichiamo anche dell’utilità dell’inutile (Pierre Hadot), l’inutile è spesso il pozzo dove si nasconde il senso. Questa cosa non mi serve a niente, ma ha un senso. Mi serve per utilità pratica un 5% di quello che leggo, nel restante 95% cerco il senso, cerco le lenti azzurre di Kant per guardare il reale e i sentieri che si biforcano di Borges per vedere il vero dietro il reale.
Creo un rapporto sentimentale con gli oggetti e non mi arrendo a perdere l’oggettità del libro. La mia edizione Bompiani 1961 di Ferito a morte. Amore. Vedo nella ggente tanta ansia di essere à la page, devoti alla modernità e all’avanguardia. E allora eccoli fare professione di fede al Kindle (or whatever), lode al libro scarnificato, segno di agilità mentale! Il libro è il contenuto e io sono attaccata al contenitore. Io? Che fine fanno i tuoi libri senza il tuo Kindle? La stessa del libro che ho lasciato a casa e che non posso leggere in metropolitana? No, ma anche definire questa differenza mi appare complicato. Però il mio Cantico dei Cantici di Ceronetti cartaceo so che è mio, il tuo Cantico ceronettiano sul Kindle so che non è tuo. Da te non prende niente. Da me le note, la scrittura in cui le compongo, le righe di matita tremula che mi dicono in che posizione stavo leggendo, la mia stanchezza, il mio coninvolgimento. Tante tracce, che l’ebook… vabbè.