ADDIO CICERCHIA. Piccola storia della cucina caprese - Mitra zonata - La Conchiglia
Oggi per la prima volta ho mangiato le cicerchie. Le ho trovate per caso in un negozietto sabato scorso. Mia madre si ricordava di quando le mangiava portate da un amico di Capri, Giovannino. Mi ha sempre descritto il sapore e io ho sempre cercato di immaginarmelo. E insomma mi si è creato in testa il mito delle cicerchie. C’è questo libro bellissimo (in tutti i sensi compreso quello tipografico). Si cucinano o a zuppa come le fave (soffritte con la cipolla), o scaurate e basta. Lesse. Con un po’ di sale e un filo d’olio. Le ho mangiate così. Un sapore così strano. Davvero la sintesi di tutti i legumi. La consistenza un po’ farinosa dei ceci (o delle castagne, di cui pure mi è parso di sentire qualcosa). La buccia che si stacca come le fave. L’acqua di cottura che si fa nera come quando cuoci le lenticchie. Di cui anche hanno una traccia di sapore.
Sono tossiche e vanno tenute a bagno almeno 24h. In dosi massicce causano paralisi alle gambe. Altri tempi.
Mi sono tolta lo sfizio. Non mi sono piaciute, ma sono state buonissime.