Hello mug

Cheep.app con timeline completata. Next, mockup di immagini inline e fav.
ATTENZIO’. Mi dicono che il catechismo di Twitter vieta l’uso delle profile pics a destra. Spucliando le guidelines trovo pure che è obbligatorio mettere vicino Nome e @username. Ma annatevene affanculo va’. Mo’ gli cambio il nome, lo chiamo Aleph, e lo faccio diventare un client ADN. 

Cheep.app con timeline completata. Next, mockup di immagini inline e fav.

ATTENZIO’. 
Mi dicono che il catechismo di Twitter vieta l’uso delle profile pics a destra. Spucliando le guidelines trovo pure che è obbligatorio mettere vicino Nome e @username. Ma annatevene affanculo va’. Mo’ gli cambio il nome, lo chiamo Aleph, e lo faccio diventare un client ADN. 

Adobe, come ormai sa anche il portiere del mio palazzo, ha ucciso Fireworks. Senza seppellirne il cadavere però, perchè resta in vendita e scaricabile. Allora noi tutti ci stiamo imparando Sketch! Un’app di grafica vettoriale indie! La fanno i ragazzi di Bohemian Coding, specialisti in apps for designers. In realtà ne hanno giusto due, e una posso dire che è carina ma non seria. L’altra è Sketch, che vuole diventare una cosa seria.Molto scettica all’inizio, ma mi sto convincendo poco alla volta che è un’app usabile. Non nel modo in cui usavo Fireworks, e probabilmente non ci farò mai lavori $eri, però una buona app. Per workflow e capacità. Per prestazioni, non ci siamo ancora.
Per imparare Sketch, proprio le cose elementari come dove è quale comando, come realizza quale funzione, mi sono messa a disegnare Cheep.app. Sketch vuole essere usato per fare UI. Mi sono messa a pensare, uhm, a come lo farei io un client Twitter. E sono partita ad abbozzarlo. Divertente! Vedere quali sono le cose che devi prendere in considerazione quando disegni una UI (e il 90% mi sfuggirà, avendo io 0 esperienza). Per gioco. La prima cosa in cui mi sono persa appena dopo aver abbozzato il primo rettangolo è stata andare a vedere le varie apps Twitter (ma anche i client ADN, è uguale) come risolvevano le problematiche più basilari (e non ho detto banali): scelta del font, spazi bianchi, layout generale, colori. E lì ho capito che la griglia che preferisco è quella che mette sulla stessa colonna a sx le profile pics, e in una colonna a destra il tutto il testo, in 3 livelli: sopra nome + eventuale retwittatore a sx e time stamp a dx, in mezzo il tweet, sotto un footer con metadati (geolocalizzazione, indicazione se il tweet appartiene a un thread, e forse indicazione del fav, ma questo credo possa essere risolto in più modi). Tipo Tweetbot, più o meno, come layout generale, e l’opposto di Twitterrific, che adotta una griglia tutta diversa e che io trovo brutta, troppi spazi vuoti (ma Twitterrific ha anche altre brutture). Insomma come riferimento ho preso questi due client. Di Twitterrific salvo la giocosità generale, l’ariosità, queste cose mi piacerebbe vederle nel mio client (oh LOL). Di Tweetbot boccio la condensazione estrema degli spazi, a cui contribuisce in buona parte l’uso del bold per alcuni elementi (timestamp, footer). È anche vero però che questo bold mette in risalto dati che poi visivamente aiutano la leggibilità e la lettura stessa della timeline. Ogni scelta sacrifica qualcosa. In Twitterrific nessun elemento viene messo in vero risalto, tranne il nome dell’utente tipo strillone. È pensato per un altro uso di Twitter, con una timeline poco affollata. Ma Twitter non è ADN. Se un utente che mi interessa scrive qualcosa, in Twitterrific difficilmente ci faccio caso se scorro la TL in modo veloce (non aiutano gli avatar piccoli).
Con questo quadro generale di riferimento, mi sono messa a disegnare e questo è il risultato di due giorni di lavoro. Ci ho messo un sacco di tempo a trovare kit già pronti con i glifi e poi ricavarmeli, perchè in vettoriale bello e pronto non ho trovato niente. E un bel po’ di tempo a costruirmi la griglia. Insomma non cose complesse ma che prendono tempo e richiedono pazienza. La navigation bar è un elemento che da il tono generale dell’opera, credo, e quindi i colori e il gradiente che scegli sono fondamentali per costruire il feeling dell’app. Ho optato per un gradiente morbido in toni scuri e neutri, altre tonalità (a me piacciono marroni e beige, tipo) mi sembravano appesantire il tutto. Anche per il colore di sfondo della TL ho optato per un bianco secco, dopo aver provato qualcosa sull’avorio (buono per la leggibilità di testi lunghi, non di testi brevi, in questo caso stanca, mi è parso). Anche per il testo nero deciso ma non #000000 (mai!). Per i test cliccabili (url, hashtags, usernames) un solo colore, un celeste vibrante ma non acido (Twitterrific è acidissimo). Ma questo forse va rivisto, c’è il rischio di avere tweets tutti in celeste. Tweetbot adotta colori diversi per username (blu scuro poco saturo), hashtag (grigio) e url (blu più chiaro e saturo). Ha senso, non è bellissimo esteticamente ma funziona. Nel complesso, la funzionalità di Tweetbot è eccellente e vorrei replicarla (sempre risate), senza la sua pesantezza. Tornando alla navigation bar, due cose: l’avatar circolare e il font. La forma circolare è un po’ una moda, ma l’ho vista applicata per la prima volta, come bottone nella tool bar in basso, in Twiggy, un client ADN, e m’è piaciuta. In Cheep.app la sua funzione dovrebbe essere quella di passare da un account all’altro (la funzione che ha in Tweetbot, selezionare le liste, per me è pleonastica, non la uso). Accanto a questa icona circolare, il nome dell’app, perchè mi pare inutile scriverci “Timeline” come in Tweetbot e perchè che account hai selezionato lo vedi dall’avatar, quindi risparmi una scritta. O puoi utilizzarla per altro, qui il nome dell’app in un font un pochino à la Dribbble (Dribbble usa Wendy, questo è Confetti). Funzione puramente decorativa. E in ultimo l’iconcina per scrivere un tweet. Semitrasparente, discreta, di sonoro o rumoroso sulla nav bar c’è l’icona-avatar e il la scrittina Cheep con font fru fru. Però non so se un elemento del genere non meriti di essere maggiormente messo in risalto. Ah, non so non so. Ti perdi in queste pippe :)) Per il poco altro che rimane, questa bozza di TL view, diciamo che gli avatar hanno un bordo per non essere proprio piatti, ma non so se mi dispiacciono piatti (come li ha Twitterrific), so solo che il bordino esterno grigiastro di Tweetbot è grezzo. Il font usato è Proxima Nova (c’è anche in Twitterrific), morbido morbido. La grandezza dei vari elementi deve essere tale che in una schermata visualizzi massimo massimo 5 tweet. Avevo provato inizialmente col font più piccolo, ma poi una volta portato su iPhone (con Skala) risultava troppo piccolo. Per far risaltare i tuoi tweet, invertiamo la posizione dell’avatar, credo basti. Per risaltare le mentions, devo ancora vedere :)) Forse il classico sfondo in tonalità diversa. Devo valutare l’impatto ambientale di una barra laterale di pochi pixel con un colore bello forte in gradiente orizzontale (potrebbe essere buono anche per marcare i fav, un giallo intenso).Ho scritto un papello! Eppure con così poca roba. Tutto st’entusiasmo quando in realtà sto reinventando la ruota :))

Adobe, come ormai sa anche il portiere del mio palazzo, ha ucciso Fireworks. Senza seppellirne il cadavere però, perchè resta in vendita e scaricabile. 
Allora noi tutti ci stiamo imparando Sketch! Un’app di grafica vettoriale indie! La fanno i ragazzi di Bohemian Coding, specialisti in apps for designers. In realtà ne hanno giusto due, e una posso dire che è carina ma non seria. L’altra è Sketch, che vuole diventare una cosa seria.
Molto scettica all’inizio, ma mi sto convincendo poco alla volta che è un’app usabile. Non nel modo in cui usavo Fireworks, e probabilmente non ci farò mai lavori $eri, però una buona app. Per workflow e capacità. Per prestazioni, non ci siamo ancora.

Per imparare Sketch, proprio le cose elementari come dove è quale comando, come realizza quale funzione, mi sono messa a disegnare Cheep.app. Sketch vuole essere usato per fare UI. Mi sono messa a pensare, uhm, a come lo farei io un client Twitter. E sono partita ad abbozzarlo. Divertente! Vedere quali sono le cose che devi prendere in considerazione quando disegni una UI (e il 90% mi sfuggirà, avendo io 0 esperienza). Per gioco. La prima cosa in cui mi sono persa appena dopo aver abbozzato il primo rettangolo è stata andare a vedere le varie apps Twitter (ma anche i client ADN, è uguale) come risolvevano le problematiche più basilari (e non ho detto banali): scelta del font, spazi bianchi, layout generale, colori. E lì ho capito che la griglia che preferisco è quella che mette sulla stessa colonna a sx le profile pics, e in una colonna a destra il tutto il testo, in 3 livelli: sopra nome + eventuale retwittatore a sx e time stamp a dx, in mezzo il tweet, sotto un footer con metadati (geolocalizzazione, indicazione se il tweet appartiene a un thread, e forse indicazione del fav, ma questo credo possa essere risolto in più modi). Tipo Tweetbot, più o meno, come layout generale, e l’opposto di Twitterrific, che adotta una griglia tutta diversa e che io trovo brutta, troppi spazi vuoti (ma Twitterrific ha anche altre brutture). Insomma come riferimento ho preso questi due client. Di Twitterrific salvo la giocosità generale, l’ariosità, queste cose mi piacerebbe vederle nel mio client (oh LOL). Di Tweetbot boccio la condensazione estrema degli spazi, a cui contribuisce in buona parte l’uso del bold per alcuni elementi (timestamp, footer). È anche vero però che questo bold mette in risalto dati che poi visivamente aiutano la leggibilità e la lettura stessa della timeline. Ogni scelta sacrifica qualcosa. In Twitterrific nessun elemento viene messo in vero risalto, tranne il nome dell’utente tipo strillone. È pensato per un altro uso di Twitter, con una timeline poco affollata. Ma Twitter non è ADN. Se un utente che mi interessa scrive qualcosa, in Twitterrific difficilmente ci faccio caso se scorro la TL in modo veloce (non aiutano gli avatar piccoli).

Con questo quadro generale di riferimento, mi sono messa a disegnare e questo è il risultato di due giorni di lavoro. Ci ho messo un sacco di tempo a trovare kit già pronti con i glifi e poi ricavarmeli, perchè in vettoriale bello e pronto non ho trovato niente. E un bel po’ di tempo a costruirmi la griglia. Insomma non cose complesse ma che prendono tempo e richiedono pazienza. La navigation bar è un elemento che da il tono generale dell’opera, credo, e quindi i colori e il gradiente che scegli sono fondamentali per costruire il feeling dell’app. Ho optato per un gradiente morbido in toni scuri e neutri, altre tonalità (a me piacciono marroni e beige, tipo) mi sembravano appesantire il tutto. Anche per il colore di sfondo della TL ho optato per un bianco secco, dopo aver provato qualcosa sull’avorio (buono per la leggibilità di testi lunghi, non di testi brevi, in questo caso stanca, mi è parso). Anche per il testo nero deciso ma non #000000 (mai!). Per i test cliccabili (url, hashtags, usernames) un solo colore, un celeste vibrante ma non acido (Twitterrific è acidissimo). Ma questo forse va rivisto, c’è il rischio di avere tweets tutti in celeste. Tweetbot adotta colori diversi per username (blu scuro poco saturo), hashtag (grigio) e url (blu più chiaro e saturo). Ha senso, non è bellissimo esteticamente ma funziona. Nel complesso, la funzionalità di Tweetbot è eccellente e vorrei replicarla (sempre risate), senza la sua pesantezza. 
Tornando alla navigation bar, due cose: l’avatar circolare e il font. La forma circolare è un po’ una moda, ma l’ho vista applicata per la prima volta, come bottone nella tool bar in basso, in Twiggy, un client ADN, e m’è piaciuta. In Cheep.app la sua funzione dovrebbe essere quella di passare da un account all’altro (la funzione che ha in Tweetbot, selezionare le liste, per me è pleonastica, non la uso). Accanto a questa icona circolare, il nome dell’app, perchè mi pare inutile scriverci “Timeline” come in Tweetbot e perchè che account hai selezionato lo vedi dall’avatar, quindi risparmi una scritta. O puoi utilizzarla per altro, qui il nome dell’app in un font un pochino à la Dribbble (Dribbble usa Wendy, questo è Confetti). Funzione puramente decorativa. E in ultimo l’iconcina per scrivere un tweet. Semitrasparente, discreta, di sonoro o rumoroso sulla nav bar c’è l’icona-avatar e il la scrittina Cheep con font fru fru. Però non so se un elemento del genere non meriti di essere maggiormente messo in risalto. Ah, non so non so. Ti perdi in queste pippe :)) 
Per il poco altro che rimane, questa bozza di TL view, diciamo che gli avatar hanno un bordo per non essere proprio piatti, ma non so se mi dispiacciono piatti (come li ha Twitterrific), so solo che il bordino esterno grigiastro di Tweetbot è grezzo. Il font usato è Proxima Nova (c’è anche in Twitterrific), morbido morbido. La grandezza dei vari elementi deve essere tale che in una schermata visualizzi massimo massimo 5 tweet. Avevo provato inizialmente col font più piccolo, ma poi una volta portato su iPhone (con Skala) risultava troppo piccolo. Per far risaltare i tuoi tweet, invertiamo la posizione dell’avatar, credo basti. Per risaltare le mentions, devo ancora vedere :)) Forse il classico sfondo in tonalità diversa. Devo valutare l’impatto ambientale di una barra laterale di pochi pixel con un colore bello forte in gradiente orizzontale (potrebbe essere buono anche per marcare i fav, un giallo intenso).

Ho scritto un papello! Eppure con così poca roba. Tutto st’entusiasmo quando in realtà sto reinventando la ruota :))

Senza voler fare pseudoanalisi e previsioni, la rete ne è piena, e senza nemmeno sapere bene cosa aspettarmi da questa WWDC MMXIII, dico solo che il logo dell’anno scorso era perfetto per dire del casino disordinato e al tempo stesso ingessato che è iOS. Assomiglia molto al casino di icone su screen e screen che diventa il mio iPhone quando mi do allo scaricamento pazzo di app per un paio di giorni.Invece il logo di quest’anno riprende la forma dell’icona tipica delle apps in iOS e la moltiplica, ma non la sparpaglia. La semi-trasparenza di un’icona lascia intravedere quella sotto, le due insieme generano un colore diverso. Interagiscono invece di cozzare come nel vecchio logo. L’insieme è armonico, pulito, non monotono, vibrante (nel logo vecchio molte zone di accavallamento dei colori generano toni spenti, smorti).Il mistero esoterico dei numeri romani invece non me lo spiego. Ma sono americani… 
Immagine via Brand New: Apple Worldwide Developers Conference 2013

Senza voler fare pseudoanalisi e previsioni, la rete ne è piena, e senza nemmeno sapere bene cosa aspettarmi da questa WWDC MMXIII, dico solo che il logo dell’anno scorso era perfetto per dire del casino disordinato e al tempo stesso ingessato che è iOS. Assomiglia molto al casino di icone su screen e screen che diventa il mio iPhone quando mi do allo scaricamento pazzo di app per un paio di giorni.
Invece il logo di quest’anno riprende la forma dell’icona tipica delle apps in iOS e la moltiplica, ma non la sparpaglia. La semi-trasparenza di un’icona lascia intravedere quella sotto, le due insieme generano un colore diverso. Interagiscono invece di cozzare come nel vecchio logo. L’insieme è armonico, pulito, non monotono, vibrante (nel logo vecchio molte zone di accavallamento dei colori generano toni spenti, smorti).
Il mistero esoterico dei numeri romani invece non me lo spiego. Ma sono americani… 

Immagine via Brand New: Apple Worldwide Developers Conference 2013

Tumblr.app ora anche su iPad, supporta markdown

Hanno reso universal l’app di Tumblr per iOS, ora si può tumblrare anche da iPad, che bello. Interessante che abbiano esteso all’app il supporto a markdown già presente sul web.

È l’unico modo, scrivere in markdown, di ottenere dei post formattati decentemente e con un html pulito. E l’hanno messo solo per questo. È un lascito di Marco Arment, suppongo, dalla cui dipartita è cominciato il declino della piattaforma, di fatto ferma da 3-4 anni (nonostante piccolissimi progressi, come ho notato oggi sui photo post, forse le magagne di cui mi lagnavo erano dovute a questo).
Poi vorrei sapere se l’utente medio di Tumblr non dico sappia scrivere in MD (io stessa, così così), ma sappia cos’è markdown. 
Immagine courtesy of iDownloadblog.com.Tumblr.app su iPad

Fold to Refresh by Ari on Dribbble. Innominato client email per iPhone attualmente in sviluppo e di cui chissà se vedremo mai l’uscita. Ma a me Mailbox.app non è faccia spellare le mani in applausi, per due motivi: email is not GTD, per me almeno, proprio no, e la lista dei messaggi non è proprio bellissima.Di questo invece mi piace Helvetica in bold (il thin in Gmail.app già non lo sopporto più) e la palette di colori. Anche qui il pannello a scomparsa, ormai de facto uno standard in iOS, e non l’ha introdotto Apple.

Fold to Refresh by Ari on Dribbble. Innominato client email per iPhone attualmente in sviluppo e di cui chissà se vedremo mai l’uscita. Ma a me Mailbox.app non è faccia spellare le mani in applausi, per due motivi: email is not GTD, per me almeno, proprio no, e la lista dei messaggi non è proprio bellissima.
Di questo invece mi piace Helvetica in bold (il thin in Gmail.app già non lo sopporto più) e la palette di colori. Anche qui il pannello a scomparsa, ormai de facto uno standard in iOS, e non l’ha introdotto Apple.

Mailbox.app è un client Gmail in arrivo a inizio anno che propone un modo diverso dal solito di interagire con la propria inbox,  un po’ come Boomerang su Gmail.com. Una sola gesture sinistra-destra per segnare una mail come letta o, trascinando il ditino un po’ più in là, cancellarla. I messaggi sono draggabili. Quindi non usa webview a differenza di Gmail.app. Anche qui, però, l’ormai immancabile menù a scomparsa (che ha un nome ma non mi ricordo), come originariamente in  Sparrow e ora in tutte le apps di Google e mille altre (tipo Cobook) che ne stanno traendo noisamente ispirazione (se si può ancora dire noia, dopo tutte le menate contro chi ha usato il termine in relazione all’iPhone 5).

(via parislemon)

Passerotto non andare via

dead sparrow

Sparrow, il client email per iOS1 più carino e ben fatto, è stato sparato acquistato da Google. Più precisamente, Google ha arruolato il team di Sparrow (un paio di ragazzi francesi) per metterli a lavoro su Gmail. Nel dare l’annuncio epocale (sai quanti soldi!) qualche ora fa hanno già detto che il nuovo assetto del team li dirotterà completamente da Sparrow, che di fatto giacerà abbandonato fino all’obsolescenza, che gli auguro precoce.

We will continue to make available our existing products, and we will provide support and critical updates to our users. However, as we’ll be busy with new projects at Google, we do not plan to release new features for the Sparrow apps.

Le reazioni su Twitter, in questi casi (come Instagram-Facebook), sono sempre di due tipi: quelle schiettamente isteriche (tipo me: putaines!) e quelle che invece ci tengono ad apparire razionali, equilibrate, serene. Ci sono i comunisti che inorridiscono e i capitalisti che irridono i comunisti. Iniziano i post sui blog, la gente dice la sua per farla sapere alla sua cerchia (come questo che leggete) visto che agli sviluppatori di Sparrow (prendi i soldi e scappa) fregherà ben poco. Stasera champagne e zoccole :))
Dico anch’io la mia: ma porca troia (appunto). Ho comprato Sparrow a 0.79€ in offerta e non posso nemmeno usarlo sull’iPhone (che non uso più) perchè ha un iOS vecchio. Non mi importava, il prezzo era irrisorio e l’avrei prima o poi usato. Mi piaceva come era fatto e pensato e mi piaceva che l’idea era stata sviluppata e concretizzata da un piccolo team indipendente. Perchè il piccolo team indipendente approccia il problema, in questo caso l’emailing, dal punto di vista dell’utente (quello savvy! Come noi!) che sa quali sono i punti di frizione delle altre app (Mail di Apple, Gmail.app di Google, la webapp desktop e mobile), sa dove si intasa il workflow. Quello che non sa è come fluidificare il workflow, ma l’utente non è uno sviluppatore, mentre lo sviluppatore indie è sì un utente, e Sparrow ha avuto un approccio brillante all’email. Chi l’ha sviluppata conosceva altre app che hanno fissato degli standard (Tweetie) nel modo di concepire l’UX di un’applicazione, e che sono piaciute agli utenti (tutti innamorati di Tweetie, altro dolore). Non credo che una big compagny come Google approcci i problemi di usabilità da questo punto di vista (non l’ha fatto Twitter con Tweetie). I loro prodotti sono spesso degli aborti già proprio nel come sono concepiti (Wave? …Buzz?!), le realizzazioni poi seguono e confermano. Android è un OS concettoso, ridondante. Sì è usato da milioni di utenti, ma io sono di quell’altra metà. Dove c’è una filosofia ben precisa dello sviluppo software. Quella da cui appunto era nato Sparrow.
Che un gioiellino di iOS finisca nella mani dei padroni di Android a me non piace e basta. Mi delude. Sono umana. Sparrow era carino perchè modellato sull’utente (esigente) di iOS. Io non frequento posti androidiani in rete, ma vedete mai qualche utente che si lamenta di un’app su Android? Si prendono qualsiasi me*da, fanno festa quando gli arriva Instagram… Il fandroide non è rompicoglioni con Google come lo è l’utente di iOS che non si fa scendere l’app di Gmail perchè fa obiettivamente passare la voglia di usarla dopo che l’hai girata due minuti.
E insomma, grazie ai ragazzi di Sparrow per aver sviluppato una buona idea che gli hanno dato gli utenti di iOS, unitamente alle monetine per pagargliela. Un’idea talmente buona che Google se l’è presa per toglierla dalla circolazione, così da rendere meno imbarazzante la loro app goffa e ridicola (è poco più di una crosticina attorno a una pagina web) e rafforzare la propria posizione contro Apple in un settore (quello delle app ad alto livello) dove, con o senza le piume del passero, continuerà a svolacchiare come il tacchino che è.
Marco, che è un signore, non ha mai svenduto prodotti e clienti alla concorrenza.


  1. Esiste anche per OSX, ma lì non è l’unico attore sulla scena e si contende la platea con altre app (Postbox su tutte) e con l’imbattibile webapp di Gmail. 


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